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Mag 2015

THE WALKMAN – INTERVISTA

On
by Nomade_Architettura

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NOmade architettura ed interior design è uno studio di Architettura d’Interni tutto al femminile che vuole rivoluzionare il modo di fare Architettura e di vivere lo spazio. Otto donne che fanno della progettazione un viaggiosenza frontiere né limiti, donne che vedono il non finito come princìpio generatore da cui partire con la propria sperimentazione costante: lo studio NOmade è decisamente una realtà singolare che progetta oltre gli stereotipi.

Cos’è studio NOmade, come nasce e da quale princìpio fondante prende forma?
NOmade, architettura ed interior design
, nasce nell’agosto del 2010. Selina Bertola, trascorsi tre anni di master a Londra, caratterizzati da grande entusiasmo e da nuove esperienze lavorative, decide di mettere a frutto la sua passione per l’Architettura degli Interni, fondando il suo studio a Milano.
NOmade architettura vuole essere una risposta giovane, innovativa e fresca al mondo degli Interni. Lo studio si approccia con occhi nuovi e curiosi ad ogni progetto, occhi che guardano al di là delle frontiere, con la volontà dare una risposta sempre nuova, vòlta ad una grande ricerca legata al desiderio di vivere lo spazio.

Il nome scelto per il vostro progetto lavorativo ha una ricca accezione di significati: cosa significa per voi NOmade, qual è l’identificazione a voi più vicina?
NOmade architettura: spesso ci viene detto di essere nomadi, di nome e di fatto! Nomade ha per noi un doppio significato, ma il primo su tutti è quello di nomade, come chi viaggia senza avere confini né frontiere. Data l’esperienza internazionale di Selina e degli altri membri del team, desiderio molto forte fin dai primi giorni di nascita dello studio, è stato quello di uscire dai confini italiani: così il nostro primo progetto fu una villa ai Caraibi. E continuando così, oggi, a circa cinque anni dalla fondazione dello studio, più della metà dei nostri progetti sono all’estero. Un secondo significato per Nomade deriva della sua lettura in lingua inglese: no made, non realizzato e quindi realizzato poi da noi attraverso il nostro lavoro e le nostre proposte progettuali.
L’aspetto preponderante di questo nostro nome è proprio la doppia lettura, cosa che ci piace molto perché ci permette di avere più di un unico significato: non è cosa da poco per poter rompere le frontiere né per rimanere legate al nostro Paese. Siamo infatti molto fiere di essere italiane, ci piace pensare di avere base nella capitale del Design!

Il vostro è uno studio tutto al femminile: affinità o casualità, come siete riuscite a definire una ben precisa identità? Che clima troviamo all’interno di uno studio di progettazione vissuto da sole donne?
Esatto, è uno studio alla girl power! E’ un mix di affinità e casualità, che poi inevitabilmente ci ha portato alla definizione di una precisa identità. Lo studio non è nato con l’idea di essere tutto al femminile: man mano sono stati selezionati i membri sulla base del loro grande entusiasmo, della voglia di fare e della mentalità aperta ed internazionale. A rispondere pienamente alle nostre richieste sono state di volta in volta solo donne!
L’atmosfera che si respira in studio è molto piacevole: si è creato un grande spirito di squadra e di collaborazione, ognuno ha i propri progetti da seguire con le proprie emozioni ma si respira un senso comune di partecipazione. Siamo l’opposto del Witching and Bitching che potrebbe suggerire uno studio di sole donne!

NOmade cura ogni dettaglio della progettazione, dalla struttura, all’interno, fino a l’assistenza per l’acquisto. Come gestire questa complessità di servizi, la vostra organizzazione interna?
Vogliamo dare una risposta completa, ecco perché il nostro servizio è a 360 gradi. In quanto architetti seguiamo la progettazione degli spazi, la parte della definizione del layout e degli impianti: indispensabili per creare il senso di un progetto. In parallelo ci occupiamo di definire il carattere e le sfumature che svelano l’unicità e identità degli ambienti, le finiture, i materiali, l’illuminazione e gli arredi. Ci piace accompagnare il cliente attraverso un viaggio di esplorazione e di definizione di quella che sarà la loro casa o il loro locale, che lo dovrà rispecchiare e accogliere.
Viene apprezzata la diversità ed unicità dei nostri lavori, che nascono proprio il desiderio di ascoltare e comprendere il nostro committente, cercando di capire al meglio la sua personalità. Ogni nomade gestisce e segue il proprio progetto dall’inizio alla fine, seguendo le diverse fasi, fino alla consegna del lavoro nelle mani il cliente. Questo garantisce che il progetto abbia uno sviluppo naturale continuo. In studio si organizzano inoltre riunioni di discussione e confronto dei diversi progetti, affinché l’apporto della creatività e delle esperienze di tutte possono essere messe disposizione del lavoro.

Cosa significa per voi fare architettura?
Fare architettura per noi ha più significati: cogliere l’essenza di uno spazio esplorato nelle diverse possibilità, creare un ambiente che rispecchi la personalità del committente, progettare luoghi che stimolino la voglia di essere vissuti.

Avete realizzato differenti lavori esteri: quali sono le differenze e le difficoltà a più significative del vostro lavoro in territorio italiano piuttosto che internazionale?
Non abbiamo trovato particolari difficoltà né differenze nel lavorare all’estero piuttosto che in Italia. Ci sono cantieri e progetti più o meno organizzati allo stesso modo in entrambe le realtà: in linea di massima cerchiamo di avere un dialogo molto diretto con le imprese e le realtà con cui ci confrontiamo fuori dal nostro Paese, così da superare possibili difficoltà legate alla distanza alla comunicazione

The WalkMan mette in luce i giovani talenti e le realtà emergenti del il panorama italiano: cosa consigliate a chi, come voi, ha deciso di investire il proprio futuro nelle sue ambizioni?
Non smettere mai di crederci! Ci vuole coraggio e grande determinazione: dati questi presupposti i risultati arriveranno. Deve esserci anche costanza, entusiasmo ed energia. Ci saranno momenti difficili, altri in cui sembrerà di volare, ma per entrambi i casi sarà sempre valsa la pena faticare e le soddisfazioni saranno incredibili! E’ anche molto importante scegliere i collaboratori giusti, che credano nella mission che si sta portando avanti e vengano resi partecipi dei risultati ottenuti grazie allo sforzo di tutti.

 

ENGLISH VERSION

NOmade architecture and interior design is an all-female interior architecture firm that wants to revolutionize the way of doing architecture and living the space. Eight women that made their design a journey without borders, women who see the unfinished as the generating principle to start from with their own constant experimentation: NOmade is a very particular reality that designs beyond the stereotypes.

What is NOmade, how and where was it born from?                                  

Nomade, architecture and interior design, was born in August 2010. Selina Bertola, after a 3 year Master’s degree in London, characterized by big enthusiasm and new work experiences, decided to use her passion for architecture creating her firm in Milan. NOmade architecture wants to be a young, innovative and fresh answer to the interior design world. The office approaches with new and curios eyes to every project, its eyes see beyond the borders with the willingness to always give a new answer, intended to a big research connected to the desire to live the space.

The name you chose for your project has very different meanings: what does the name NOmade mean to you, what is the closest identification to you?                                                                                                                             NOmade architecture: we are often told us that we are nomads in word and deed! NOmade has a double meaning to us, but the first is for sure that of nomad, someone who travels without having borders or limits. Since the international experience of Selena and the other team’s members, we wanted, since the very beginning, to overstep the Italian borders: our first project was a villa at the Caribbean. After 5 years from the creation of the studio, more than a half of our projects are held abroad. A second meaning for NOmade comes from the English language: no made, unrealized and so realized by us through our job and our project proposals. The most important aspect of our name is the double meaning, it likes us very much because it gives us the chance of having more than an only meaning: it’s not a small smatter breaking the borders and not being bond to our country. We are very proud to be Italians, we like to think that our base is right in the capital of Design!

You are part of an all-female firm: affinity or casualty, how have you been able to define a so accurate identity? What kind of climate can we find inside a design studio made up of only women?                                                     That’s right, it’s a girl power firm! It’s a mix of affinity and casualty that then has brought us to the definition of a precise identity. The studio wasn’t born with the idea of being made up of only women: the candidates have been chosen on the base of their big enthusiasm, their hard work and an open and international mentality. Only women have been able to answer to our requests!  The atmosphere in the studio is very enjoyable: there is a very good team and collaboration spirit, everyone has her own projects to deal with but there is a sense of mutual respect. We are the opposite of Witching and Bitching that could suggest an all-female studio!

NOmade takes care of every detail of the project, from the structure to the interior design until the assistance for the purchase. How do you deal with the complexity of these services and your internal organization?      We want to give a complete answer, that’s why our service is 360°. We follow the design of the spaces, the layout definitions and installations: they are indispensable to create the sense of a project. We also take care of defining the character and the shades that reveal the uniqueness and identity of environments, endings and materials, lighting and the furniture. We like to take the client trough a trip of exploration and definition of what is going to be their home or local that will have to reflect him/her and welcome.   Our works are appreciated because they’re different and unique, they are created by the fact that we listen and understand our clients trying to understand his/her personality. Every nomad works and follows her own project from the beginning until the end, following every single phase, until the delivery to the clients. This guarantees that the project has a natural development. We also organize meetings to discuss and compare different projects, so that the contribution to the creativity and everyone’s experience can be available for our works.

What does doing architecture mean to you?                                                      

 Doing architecture has more meanings: seizing the essence of a space explored in its different possibilities, creating an environment that reflects the personality of the clients, designing places that stimulate the willingness of being lived.

You have realized different works abroad: what are the differences and the difficulties of your job in Italy rather than abroad?                                      

 We haven’t found particular difficulties or differences working abroad rather than in Italy. There are building sites and projects more or less organized in the same way in both realities: we always try to have a very direct dialogue with the firms and the realities we are dealing with outside our country, so that we can overcome possible difficulties due to distance or communication.

 The Walkman puts under the spotlight young talents and emerging realities coming from Italy: what would you suggest to those who, just like you, decided to invest their own future in their ambitions?                      

Don’t stop believing it, never! It takes courage and big dedication: from these two requirements, results will come. It takes also perseverance, enthusiasm and energy. There will be hard times, others when it will feel like flying, but in both cases it will always worth working hard and satisfactions will be incredible! It’s also very important to choose the right colleagues who believe in the missions they are pursuing and make them part of the results thanks to everyone’s work.

Traduzione a cura di Francesco Campagna

INTERVISTA SU THE WALKMAN
Maggio 2015 – PDF

LEFF

On
by Nomade_Architettura

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NOMADE ARCHITETTURA & INTERIOR DESIGN

A sud di Milano, in una vecchia cascina ristrutturata a due passi dal Naviglio Grande, troviamo lo studio di Nomade Architettura & Interior Design.

Affascinate dai progetti dall’ampio respiro internazionale di questo studio italiano, tutto al femminile, decidiamo di fargli visita passando una piacevolissima mattinata in compagnia del team. A raccontarci del progetto è Selina Bertola, architetto fondatrice, così giovane ma già a capo di uno studio ben strutturato.

Cos’è Nomade architettura & interior design? Com’è nato? Nomade architettura & interior design nasce nell’Agosto del 2010. Tornata da un periodo di tre anni di grande entusiasmo a Londra ho deciso di metter a frutto la mia passione per l’architettura degli interni fondando il mio studio di architettura a Milano. Il nome Nomade ha per noi un doppio significato: prima di tutto il concetto di nomade come colui che vaga, esplora, non vede confini né frontiere. Nomade (letto in inglese) è anche no-made, che sintetizza il non fatto (ancora!), perché, con un pizzico di sana arroganza, saremo noi a realizzarlo. Così Nomade può esser pronunciato sia in Italiano che in inglese avendo un doppio significato, cosa non da poco per rompere le frontiere. Siamo infatti molto fiere di esser italiane con base nella capitale del Design!

Ci sembra di capire che lo studio abbia un’impronta molto internazionale. E’ qui che si nasconde il vostro segreto? Data l’esperienza internazionale di tutti i membri del team, ambizione molto forte fin da subito è stata quella di uscire dai confini italiani, progettando ovunque ce ne fosse la possibilità. E così oggi, a circa 5 anni dalla fondazione dello studio, più della metà dei nostri progetti sono all’estero. Nomade Architettura non a caso, nomadi di nome e di fatto, vista la quantità di voli che tutte noi prendiamo ogni settimana! Non so bene se sia il nostro segreto, di sicuro è un elemento fondamentale.

Sei molto giovane e già a capo di uno studio così complesso. Dicci tre caratteristiche di te che hanno reso Nomade quello che è adesso Bella domanda, difficile giudicare se stessi! Direi che non mi manca il coraggio (fondamentale per chiunque decida di aprire una propria attività). Come mi è stato insegnato poi, lancio il cuore oltre l’ostacolo. Credo di potermi definire una persona entusiasta, mi piace affrontare ogni novità con grande energia, cercando di trarre del positivo da tutto, di vedere una possibilità in ogni situazione che affronto. Infine, non certo per importanza, ho avuto la fortuna e lungimiranza di circondarmi di collaboratrici molto valide che insieme a me, giorno dopo giorno, contribuiscono con la loro bravura ed entusiasmo a fare di Nomade ciò che è. Vedo lo studio come un team, ogni risultato ottenuto deve esser un risultato per tutte.

Che bello vedere uno studio di sole donne, soprattutto nel mondo dell’architettura. C’è un motivo? GIRL POWER! E’ un mix di affinità e casualità. Lo studio non è nato con l’idea di esser tutto al femminile, ma negli anni sono stati selezionati i membri del team che meglio rispondessero alle caratteristiche cercate: grande entusiasmo, voglia di fare, mentalità aperta ed internazionale…  chi meglio ha risposto a queste qualità sono state volta per volta delle donne! Mi piace però sottolineare che le donne dello studio sono veramente toste e si è creato un grande spirito di squadra e di collaborazione. Ognuna ha i propri progetti da seguire e le proprie mansioni, ma si respira un comune senso di partecipazione.

Su cosa state lavorando adesso? Stiamo lavorando a molte cose: per quanto riguarda la sfera del retail, stiamo sviluppando i negozi di Michael Kors in tutta la Germania ed i refresh per lo stesso marchio in tutta Europa. Si tratta di progetti dinamici ed interessanti che ci portano a viaggiare molto, cosa che adoriamo! Ultimamente stiamo progettando parecchi ristoranti e bar: ne abbiamo appena concluso uno a Londra e stiamo lavorando ad un paio di altri locali in Italia. Ci occupiamo poi chiaramente anche di residenziale, ambito che è la nostra passione. Al momento stiamo progettando un attico in centro Berlino, una bella residenza in Svizzera ed altri appartamenti in Italia. Insomma, non ci possiamo davvero lamentare!

C’è un oggetto a cui sei particolarmente legata? Direi di si. Il primo progetto di Nomade è stata una villa ai Caraibi, Villa Susanna sull’isola di St. Lucia. Un progetto davvero eccezionale, che ha richiesto due anni di lavoro solo per la parte degli interni. Al di là della location incredibile e della grande possibilità di esplorazione che concede un progetto del genere, è stato molto interessante lavorare in un ambiente così diverso, che porta con sé i limiti e le difficoltà legate al fatto di esser su un’isola molto piccola, ma anche una novità e un’artigianalità da noi dimenticata e non più considerata, come ad esempio i serramenti realizzati a mano in loco con legname ordinato dalla Guyana. Sono molto soddisfatta del risultato, è una villa davvero da sogno dove ogni oggetto, arredo e luce ha una storia da raccontare e diviene parte di un ambiente unico.

Come ti vedi da qui a 10 anni? Come pensi di far evolvere Nomade? Dieci anni sono tantissimi! Ciò che mi piacerebbe è dare un respiro ancora più internazionale allo studio, con una o, perché no, più sedi all’estero, così da poter consolidare la nostra presenza fuori dall’Italia.

Per finire, cosa ti senti di dire ai giovani che vorrebbero intraprendere un percorso come il tuo? Di non smettere mai di credere nei propri sogni. E’ indispensabile impegnarsi al massimo in ciò che si vuole realizzare ed esser disposti a stringere parecchio i denti, soprattutto all’inizio del proprio percorso. I risultati poi arrivano e portano a soddisfazioni incredibili! Ritengo che nella mia esperienza sia stato fondamentale un periodo di vita e lavoro all’estero. Questo porta indubbiamente ad aprire gli occhi, a confrontarsi con una realtà, una lingua, una cultura diverse da quelle di casa. Insomma, vivere all’estero fa crescere e vedere il mondo con occhi nuovi. Lo consiglio vivamente a chiunque!

LEFF
Maggio 2015 – PDF

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Francesco Arrighetti Web Design

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